Ormai si creano blog per tutto.
Ognuno di noi può, in pochi click, aprirne uno e scriverci qualsiasi cosa.
Allora c'è chi, come me, mostra le sue foto, chi mostra le sue creazioni dolciarie, chi le sue ricette migliori, chi i suoi disegni, chi posta la sua musica preferita.
Però, spesso, ci si dimentica che i blog sono nati, soprattutto, come contenitori di pensieri.
Una sorta di diario digitale...
Forse il fatto che TUTTI possano poi leggere quello che ne scriviamo, ha frenato molti dallo scrivere cose personalissime e private (anche se qualcuno veramente lo fa).
Resta il fatto, però, che un blog è prima di tutto un diario, come abbiamo detto, e quindi scriverne le proprie sensazioni, le proprie esperienze per ricordarsele un giorno, a distanza di anni, penso sia l'approccio migliore.
Ed è questo che volevo fare oggi.
Così, velocemente. Di getto. Senza pensare troppo.
Perchè oggi è il giorno del primo "incarico" vero e proprio.
Oggi è il giorno della "svolta", molto probabilmente.
E quello che volevo fare io era registrare le emozioni, le sensazioni che sto provando PRIMA del battesimo (quasi) ufficiale del nostro gruppo... e non, come si è soliti fare, dopo aver fatto l'esperienza stessa.
Questo perchè è adesso che c'è tutta quella magia che ti accompagna, come quando aspetti una festa, un regalo o la partenza di un viaggio (o, meglio ancora, di una gita scolastica).
Perchè è nei giorni precedenti che l'attesa, il non sapere, ti fanno provare quelle strane sensazioni, collegabili (credo) alla grande aspettativa che si ha di quella cosa che si sta per vivere.
Ed allora eccomi qua.
Io non sono particolarmente emozionato, sono sincero.
Probabilmente lo sarò al momento dello scatto, consapevole che in cerimonie importanti come questa il fotografo ha anche una grandissima responsabilità... e non ci si può permettere di sbagliare.
Ma... ora come ora, pensando al lavoro di oggi pomeriggio, penso istintivamente alla fotografia.
Alla cosa che mi piace fare.
Quella che mi appassiona e mi rapisce.
Prima di tutto, nei miei pensieri (riferendomi ad oggi), c'è lei!
E quindi nessuna ansia, nessuna palpitazione, nessuna preoccupazione scalfisce il mio animo ora.
Io oggi vado a fare fotografia.
Il che mi rende felice.
(Ed impaziente! :D )
Sono fiero di avere al mio fianco due persone che con me condividono molto di più che la passione per le foto... ma una filosofia di vita, un modo di pensare che va ben al di là di tutte queste cose.
Due persone che mi sembra di conoscere da sempre e con le quali ho da subito intrecciato un rapporto di amicizia stupendo.
Sono fortunato ad avere come "colleghi" Rosario e Francesco.
Penso che sarà una meravigliosa esperienza. E che riusciremo a tirare fuori meravigliose immagini.
Si. Perchè, infondo, l'importante è quello... e io sono sicuro delle nostre capacità!
Potrei sembrare molto sfacciato... chissà...
Ma so che come gruppo possiamo offrire a chi ci ha scelto qualcosa di grande. Molto migliore a ciò che avrebbe offerto un qualsiasi altro "collega" sulla piazza.
Sono contento.
E spero che questa contentezza rimanga anche in futuro. Per tutti i prossimi incarichi, per tutti i prossimi lavori che ci troveremo a fare nel corso degli anni.
E' anche e soprattutto questo che mi ha spinto a scrivere quest'articolo, in realtà.
Un giorno, tra qualche anno... quando, probabilmente, fare un matrimonio sarà diventata una routine (e non una cosa nuova, come oggi), rileggerò queste righe e spero di sentire dentro di me la stessa passione, la stessa carica e la stessa felicità che sto provando oggi pensando a questo momento importante.
Per far si che, sopra di tutto, a prescindere dagli incarichi, ci sia sempre lei:
LA FOTOGRAFIA!
Buona luce!
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
sabato 29 settembre 2012
E' il nostro momento... OGGI!
Etichette:
blog,
Blog Fotografico,
eboli,
fotografia,
fotografia matrimonio,
Francesco Agresti,
francescoagresti.com,
frankie s8un3no,
matrimonio,
pensieri,
s8un3no,
salerno
Ubicazione:
Salerno SA, Italia
domenica 1 aprile 2012
Steve McCurry || MACRO - Roma [Il mio punto di vista]
Sono partito da casa, in direzione Roma, con un pensiero fisso. Quegli occhi verdi erano impressi nella mia testa; quello sguardo malinconico, quei colori così travolgenti li tenevo scolpiti dentro.
Eppure non avevo ancora avuto modo di "vederli" sul serio.Era "La ragazza Afghana" - forse la fotografia di National Geographic più famosa di tutti i tempi - l'immagine a cui continuavo a pensare, ininterrottamente.
Erano già dei giorni che pensavo a quelle foto, a quei colori... ma da quando cominciò a prendere piede sul serio l'idea di poter andare a quella mostra, la mia mente fu come rapita.
Steve McCurry è uno dei più grandi fotografi viventi.
Forse IL più grande.
Io puntualizzerei...il più grande fotografo di tutti i tempi! Ma questa, probabilmente, è un'opinione che potrebbe far storcere il naso a qualcuno :)
Le foto di McCurry sono pura poesia. A volte dolce, delicata. A volte cruda, dolente.
Ma sempre poesia vera, reale... e una poesia dedicata sempre all'uomo.
Classe 1950, McCurry è considerato (a ragione) il maestro del colore.
Osservare una sua fotografia è come farsi un bagno in una tavolozza da pittore.
Grande viaggiatore, instancabile conoscitore di luoghi e culture, passa più tempo in giro per il mondo che a casa sua.
Un personaggio incredibile ed un grandissimo artista.
Mi sono incantato difronte ai suoi ritratti, affascinato difronte alle sue foto di strada...
Ma ancora non avevo capito quante emozioni potessero regalare quegli scatti visti dal vivo, occhi contro carta...e non davanti al freddo monitor di un computer.
Quegli occhi verdi, visti dal vivo, ti entrano realmente dentro. Scavano nel profondo, fino a toccarti l'anima.
E' complicato da descrivere a parole. Ma posso assicurarvelo... è un'emozione unica.
La mostra al MACRO era organizzata in maniera veramente originale.
Una cosa unica. Credo senza precedenti. Dal grande valore artistico e con un quoziente di coinvolgimento veramente altissimo!
Fabio Novembre, designer di fama internazionale, ha pensato alla vita da nomade - associando subito quest'idea a McCurry ma anche e soprattutto a tutti (o quasi) i personaggi che Steve ha ritratto nel corso degli anni - ed ha seguito questa linea per l'allestimento delle sale espositive: non semplici foto appese al muro, ma un vero e proprio villaggio nomade con le sue capanne, nelle quali il fruitore è invitato ad entrare e nelle quali può perdersi, osservando gli scatti appesi alle lastre/muro e lasciandosi travolgere dai quei meravigliosi colori.Visitare quella mostra è un viaggio. Come l'intera vita di McCurry.
Nell'allestimento non c'è un criterio spazio/temporale. Le foto non sono accostate per tema... o per genere... ma per assonanza dei soggetti.
La visione d'insieme ne guadagna tantissimo.
Le foto esposte sono tante, tutte molto grandi... ma presi da quei colori, il viaggio in quel villaggio nomade sembra comunque troppo breve. Vorresti durasse molto di più e che, magari, il tutto si ripetesse in un loop infinito per poter godere ancora (e ancora) di quelle stupende immagini.
Tra la bellezza disarmante di alcuni ritratti di bambini, colti in giro per il mondo, ti ritrovi (quasi a metà percorso) proprio difronte a quegli occhi verdi.
Scoprire quanto sono penetranti, disarmanti, visti dal vivo è una cosa sconvolgente.
"La Ragazza Afghana" è un vero e proprio capolavoro. Quel verde, quel rosso... si abbracciano meravigliosamente, dandoti immediatamente un senso incredibile di armonia.
Il dettaglio spaventoso che quella fotografia offre e la pulizia incredibile di quello scatto (uno dei pochi senza "grana") , ti lasciano immediatamente a bocca aperta.
Dicevo "uno dei pochi senza grana" perchè moltissimi degli scatti in mostra erano pieni di "grana". Le grandi stampe (che, ovviamente, vanno osservate da lontano) ne soffrono...ed è normale.
Ma le fotografie non perdevano assolutamente il loro fascino! Anzi... semmai ne acquistavano di nuovo (e questa è l'ennesima dimostrazione di quanto farsi i problemi per aver catturato un'immagine a 3200iso che verrà inevitabilmente rumorosa, è solo una pippa mentale e nulla più! Una bella foto resta bella, anche se rumorosa).
Gli accostamenti di foto dedicate alla caduta delle Torri Gemelle a quelle di campi di battaglia in Kuwait, mettevano i brividi.
Le foto che descrivevano le usanze di popoli lontani, lasciavano esterrefatti.
Gli scorci umbri, gli angoli veneziani, le botteghe e gli abbracci romani... tutto meraviglioso.
Tantissime sono le fotografie di Steve McCurry che mi hanno lasciato a bocca aperta...credo l'abbiate capito.
Ma tra le tante quelle che mi hanno veramente impressionato sono queste due:
Immagini leggere...eppure potentissime. Immagini che raccontano culture lontane, incredibilmente affascinanti. Immagini che mostrano straordinarie composizioni e (soprattutto) dei meravigliosi colori.
A vederle dal vivo ti rapiscono... nel vero senso della parola. Rimani incantato da quella perfezione, da quei colori, da quei riflessi. Un turbinio di emozioni.
Foto perfette non solo tecnicamente...
E' lì che vedi l'occhio del grande fotografo... del grande artista.
E' lì che vedi l'occhio del PIU' GRANDE fotografo di tutti i tempi.
Ma, questa, potrebbe essere un'opinione che potrebbe far storcere il naso a molti...
Se però vedessero McCurry dal vivo, credetemi, non lo storcerebbero più! :)
Etichette:
Considerazioni,
esposizione,
fotografia,
frankie s8un3no,
La Pelanda,
MACRO,
Macro Testaccio,
McCurry,
mostra,
pensieri,
photography,
roma,
s8un3no,
Steve McCurry
Ubicazione:
Piazza Orazio Giustiniani, 00153 Roma, Italia
lunedì 13 febbraio 2012
- Piccolo aneddoto sulla fotografia
E' davvero così importante possedere un'ottima attrezzatura fotografica? Ne siete veramente così convinti?
Io no.
Riuscire a produrre belle immagini è, secondo me, un obiettivo che si raggiunge anche con mezzi semplici. La bravura di un pittore non si misura dalla qualità dei suoi pennelli.
E questo è, fondamentalmente, quello che questa storiella che vado a proporvi ci racconta.
Questa, ovviamente, è solo un piccolo aneddoto che viene spesso raccontato a chi si avvicina alla fotografia.
Al centro della storia c'è l'eterno scontro tra chi ritiene che le belle foto possano essere scattate semplicemente possedendo un'ottima fotocamera con ottime lenti (neofiti o poco esperti, generalmente) e chi, più saggiamente, è consapevole che una grande attrezzatura non è sufficiente e che alla base di tutto, comunque, resta sempre la capacità nel saper "vedere" una fotografia - indispensabile requisito per poter produrre immagini di impatto.
Una macchina fotografica è semplicemente un mezzo (per quanto sofisticata e tecnologicamente all'avanguardia) come lo è una batteria di pentole in cucina.
Cito testualmente parole trovate girovagando per il web che non posso far altro che condividere:
"La fotografia, intesa come forma d'arte è principalmente l'espressione della personalità di chi la esegue che traduce in chiave tangibile le più profonde emozioni e il proprio modo di vedere la realtà.
Non bisogna mai lasciare che il mezzo influenzi il nostro modo di fare fotografia. Fotografare vuol dire prima di tutto imparare a guardare, a percepire, a sentire il mondo che ci circonda. Come per ogni forma di arte e mestiere poi è naturale che ognuno cerchi gli strumenti che più lo aiutano a conseguire il proprio fine, senza lasciare però che siano questi ultimi a decretare il risultato."
Fare fotografia non è possedere una buona attrezzatura ma, citando il grande Henri Cartier-Bresson, significa mettere sullo stesso asse testa, occhi e cuore, per dare vita a qualcosa di unico e personale.
Io no.
Riuscire a produrre belle immagini è, secondo me, un obiettivo che si raggiunge anche con mezzi semplici. La bravura di un pittore non si misura dalla qualità dei suoi pennelli.
E questo è, fondamentalmente, quello che questa storiella che vado a proporvi ci racconta.
- Un giorno, non molto tempo fa, un fotografo abbastanza conosciuto tenne una mostra delle proprie opere in una altrettanto conosciuta galleria d'arte. Ovviamente alla presentazione accorsero alcune tra le persone più importanti e influenti del settore e della società oltre agli amici e parenti del fotografo. Tra questi vi era una signora, non propriamente un'esperta di fotografia ma molto ben addentrata nel giro di quelli che contano e che quindi non sarebbe certo potuta mancare a un evento del genere. Vagando tra le foto in esposizione e osservandole con curiosità, restò piacevolmente colpita dalle emozioni che queste erano riuscite a risvegliare in lei e, seppur non comprendesse chiaramente quali fossero le tecniche utilizzate per realizzare quei lavori, decise di andare a fare i complimenti all'autore ed esprimergli il suo entusiasmo e la sua ammirazione. Rimase talmente colpita dalle foto che invitò il fotografo a casa propria e come segno di ringraziamento e ammirazione si offrì di preparagli personalmente una deliziosa cena, vantando la sua passione per la cucina, settore dove al contrario della fotografia si sentiva molto esperta.
Il giorno dopo dunque il fotografo si recò a casa della signora e, come promesso, consumò un'ottima cena, con pietanze ricercate e magistralmente preparate. Proseguì la serata e quando si fece ora per il fotografo di andare via la signora lo accompagnò alla porta e ancora una volta ribadì il suo apprezzamento per le foto che aveva visto il giorno prima.
Rivolgendosi al fotografo disse: Complimenti, davvero delle splendide foto, degne della sua fama, sicuramente lei deve avere un'ottima macchina fotografica per poter fare certi capolavori.
Il fotografo senza scomporsi più di tanto rispose con tono gentile alla signora:La ringrazio ancora e complimenti anche a lei per l'ottima cena, non ho mai mangiato così bene, deve avere sicuramente delle buone pentole per riuscire a cucinare così bene! -
Questa, ovviamente, è solo un piccolo aneddoto che viene spesso raccontato a chi si avvicina alla fotografia.
Al centro della storia c'è l'eterno scontro tra chi ritiene che le belle foto possano essere scattate semplicemente possedendo un'ottima fotocamera con ottime lenti (neofiti o poco esperti, generalmente) e chi, più saggiamente, è consapevole che una grande attrezzatura non è sufficiente e che alla base di tutto, comunque, resta sempre la capacità nel saper "vedere" una fotografia - indispensabile requisito per poter produrre immagini di impatto.
Una macchina fotografica è semplicemente un mezzo (per quanto sofisticata e tecnologicamente all'avanguardia) come lo è una batteria di pentole in cucina.
Cito testualmente parole trovate girovagando per il web che non posso far altro che condividere:
"La fotografia, intesa come forma d'arte è principalmente l'espressione della personalità di chi la esegue che traduce in chiave tangibile le più profonde emozioni e il proprio modo di vedere la realtà.
Non bisogna mai lasciare che il mezzo influenzi il nostro modo di fare fotografia. Fotografare vuol dire prima di tutto imparare a guardare, a percepire, a sentire il mondo che ci circonda. Come per ogni forma di arte e mestiere poi è naturale che ognuno cerchi gli strumenti che più lo aiutano a conseguire il proprio fine, senza lasciare però che siano questi ultimi a decretare il risultato."
Fare fotografia non è possedere una buona attrezzatura ma, citando il grande Henri Cartier-Bresson, significa mettere sullo stesso asse testa, occhi e cuore, per dare vita a qualcosa di unico e personale.
.::DOGS::. - Nameless #5 (second version) © Francesco Agresti
Realized and Postproduced with an iPhone 4
la tempête - © Simone Cento
Realized and Postproduced with an iPhone 4
Etichette:
aneddoti,
blog,
fotografia,
frankie s8un3no,
lamentele,
pensieri,
s8un3no,
suggerimenti
Ubicazione:
Eboli SA, Italia
sabato 11 febbraio 2012
E poi arrivano certi messaggi che...
Stavo surfando tra le solite pagine web sulla fotografia, ammirando alcuni scatti meravigliosi. Continuavo a ripetere tra me e me che molto probabilmente non riuscirò mai a scattare foto stupende come quelle... quando, ad un certo punto, l'avviso in alto a destra del mio desktop mi dice che è arrivata una nuova mail.
La apro. La leggo velocemente.
E' stato aggiunto un commento ad una delle mie nuove foto su Flickr. Wow!
E' in inglese... lo leggo troppo in fretta e non faccio bene attenzione a quello che c'è scritto.
Dopo qualche minuto decido di andare a riguardarlo... e mi rendo conto, ancora una volta, di quanto io ODI certe affermazioni.
"Excellent photo. Sharp eyes. Good depth of field for a portrait shot of a long nosed dog!" - recitava. Per poi continuare con un disastroso... - "I'd love to have that camera!".......


Grrrrrrr ... E' una cosa che odio! E, da adesso, odio ancora di più!
Traduco:
"Foto eccellente. Occhi nitidi. Buona profondità di campo per un ritratto di un cagnolino dal naso lungo. Mi piacerebbe tanto avere quella fotocamera!"
... come se fosse stata la fotocamera a mettere a fuoco, ad inquadrare, far venire quegli occhi nitidi e a scegliere una giusta apertura per ottenere un'ottimale profondità di campo utile a far risaltare proprio quegli occhi. Eh già! -.-
Possibile che ci sia gente ancora convinta che sia la macchina fotografica a fare la differenza?
Beh, io non l'ho mai creduto... continuo a non crederlo... e quando leggo cose simili, mi girano altamente i cojones! :P
Grazie stephenl123 ... stanotte mi farai andare a letto nervoso! :/
Perdonatemi... :)
La apro. La leggo velocemente.
E' stato aggiunto un commento ad una delle mie nuove foto su Flickr. Wow!
E' in inglese... lo leggo troppo in fretta e non faccio bene attenzione a quello che c'è scritto.
Dopo qualche minuto decido di andare a riguardarlo... e mi rendo conto, ancora una volta, di quanto io ODI certe affermazioni.
"Excellent photo. Sharp eyes. Good depth of field for a portrait shot of a long nosed dog!" - recitava. Per poi continuare con un disastroso... - "I'd love to have that camera!".......
Grrrrrrr ... E' una cosa che odio! E, da adesso, odio ancora di più!
Traduco:
"Foto eccellente. Occhi nitidi. Buona profondità di campo per un ritratto di un cagnolino dal naso lungo. Mi piacerebbe tanto avere quella fotocamera!"
... come se fosse stata la fotocamera a mettere a fuoco, ad inquadrare, far venire quegli occhi nitidi e a scegliere una giusta apertura per ottenere un'ottimale profondità di campo utile a far risaltare proprio quegli occhi. Eh già! -.-
Possibile che ci sia gente ancora convinta che sia la macchina fotografica a fare la differenza?
Beh, io non l'ho mai creduto... continuo a non crederlo... e quando leggo cose simili, mi girano altamente i cojones! :P
Grazie stephenl123 ... stanotte mi farai andare a letto nervoso! :/
Perdonatemi... :)
Ubicazione:
Eboli SA, Italia
Iscriviti a:
Post (Atom)



