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domenica 12 agosto 2012

MOJOCA 2012 - Festival Internazionale Artisti di Strada


Moio della Civitella, un piccolo ed affascinante borgo nel cuore del Cilento, in provincia di Salerno, ogni anno si svolge una meravigliosa manifestazione.
Il "MOJOCA" (da "Moio", appunto, e "Joca" che in napoletano significa "gioca/scherza/divertiti") è un festival interamente dedicato agli artisti di strada.
L'esperienza che si vive, girando per le strade del borgo durante la tre giorni della manifestazione, è veramente unica!
Non solo i meravigliosi spettacoli dei tanti artisti provenienti da tutto il mondo... ma allegria, scherzo, gioia, ilarità che coinvolge tutti i partecipanti: tutti i visitatori sono calamitati in un gigantesco gioco collettivo dove ci si dimentica di tutto ed il sorriso diventa un linguaggio universale da parlare con amici ed estranei.
Girando per le viuzze di Moio ci si imbatte in una miriade di spettacoli differenti: dai mangiafuoco ai trampolieri, dai saltimbanchi agli attori, dai comici ai musicisti...ed in ogni angolo del borgo antico migliaia di persone si uniscono al gioco ballando, cantando, facendo da assistenti agli stessi artisti.

Delle tante manifestazioni che ho avuto modo di vedere, il MOJOCA è di sicuro quella che più mi è rimasta dentro. Uno spettacolo per gli occhi e per il cuore.

Come potrete immaginare il borgo era praticamente gremito di gente.
In tanti avevano la reflex al collo perchè il Mojoca è di sicuro un evento da immortalare.
Io ho voluto provare a raccontare a modo mio la stupenda atmosfera di questa grande festa, facendo del mio meglio per riuscire a congelare momenti unici, diversi.
Non so se sono riuscito a rendere l'idea di quanta ilarità si respirava tra quei vicoli...ma ho fatto del mio meglio.

Sono partito da casa armato di due corpi macchina: la 50D con 85mm, 50mm e 12-24mm e la solita (ed ormai inseparabile) NEX con 35mm 1.7 .
Una volta lì mi sono reso conto che ad oggi la lente che preferisco è proprio quest'ultima: non esiste modo di entrare dentro la scena come lo si fa con un 35mm (o anche con un 50 su FF).
E poi, ora come ora, una delle cose che mi interessa di più è riuscire a contestualizzare uno scatto.
Non volevo i soliti primi piani in grado di isolare i personaggi dal resto della scena.
Volevo gli scorci, volevo i movimenti, volevo tutta la gente intorno.
Ben presto, nonostante qualche tentativo con la reflex, ho deciso di mettere in borsa tutto l'armamentario e di girare per i vicoli armato solo di Nex (che poi... vogliamo mettere la comodità? :D )
Non è stato facilissimo fuocheggiare manualmente: gli artisti si muovevano in maniera velocissima per realizzare i loro numeri e tenere il passo era una piccola impresa.
Ma c'ho provato comunque. Nella mia testa era una sorta di sfida :)
Alla fine sono riuscito a tirare fuori questo.
Mi dispiace per l'eccessivo rumore ma senza flash, come potete immaginare, si scattava ad ISO altissimi.

Non ho ancora post-prodotto tutte le foto, ma ci tenevo ad inserire qui sul blog già qualcosa...
Magari, se troverò il tempo di post produrre anche il resto, inserirò anche le prossime foto.

• MOJOCA 2012 •

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giovedì 21 giugno 2012

La paura uccide lo scatto... | I consigli di Thomas Leuthard sulla Streetphotography


U
U - ©Thomas Leuthard

Spesso mi sono ripetuto di voler realizzare qualche articolo più "teorico" sulla fotografia... meglio ancora se sul genere street.
Estremamente consapevole di non avere le capacità, ne la dovuta esperienza, per poter scrivere qualcosa di realmente istruttivo per voi lettori, mi sono sempre fermato prima di compiere uno scempio.
Sono uno che legge molto, però (soprattutto di fotografia) e che ha una grande voglia di crescere come fotografo, imparando sempre cose nuove.
E' partendo da questo pensiero che è nata in me la voglia di scrivere questo post... sperando che qualcuno abbia, poi, la voglia di commentarlo e condividere con me le sue impressioni ed i suoi pensieri a riguardo.

Uno degli street photographer che seguo con maggiore interesse (sia per la qualità indiscussa delle sue foto, sia per le vere lezioni che dà ogni volta che si accinge a scrivere di street) è Thomas Leuthard.
Per chi non lo conoscesse (ma credo sarete in pochi, visto che è, ormai, uno dei fotografi più famosi del web) Thomas è uno street photographer svizzero che per passione (pura passione) continua a produrre immagini sensazionali da ogni parte del mondo e scrive in un blog, un sito (e anche in alcuni ebook) tutte le nozioni di street che ha imparato nel corso degli anni e che, senza alcuna intenzione di generare un ricavo, vuole condividere con la community mondiale di appassionati.

Quello che volevo fare, partendo proprio da alcuni degli scritti di Thomas Leuthard, è cercare di commentare determinati pensieri sulla street photography e provare a confrontarmi con quanti di voi praticano questa arte... per capire, alla fine, come ci comportiamo noi, fotocamera alla mano, quando si tratta di affrontare la strada!

Coffee Break...
Coffe Break... (with daddy) - ©Thomas Leuthard 

Partiamo da un concetto fondamentale: per Thomas la street photography non ha a che fare solo con la fotografia... ma con altre cose. E' interesse per la vita di tutti i giorni, innanzitutto... interesse verso l'umanità.
Conoscere, capire, osservare... interessarsi alla vita quotidiana, alle usanze dei vari popoli, all'interazione che si crea tra la gente e la vita stessa!
E' un pensiero abbastanza profondo...che condivido in pieno!
Fare VERA street non è solo andare in strada e scattare... è molto di più!

Quando si ha intenzione di fare street photography bisogna partire preparati. Il modo migliore per farlo è avere...
• un piano
• un'idea
• un punto di vista personale (che deve caratterizzare sempre la nostra produzione fotografica, per riuscire a costruirsi un proprio stile).

Non si può pretendere di fare street con leggerezza...con disinteresse. Tutto quello che si fa senza un piano, un'idea e un proprio punto di vista ben definiti non sarà mai un lavoro di qualità. Resterà un lavoro fatto con disinteresse. Punto.

Adesso, dopo questo lungo prologo, posso finalmente arrivare al nocciolo della questione... il punto che volevo proporvi e del quale mi sarebbe tanto piaciuto parlare con voi...

Per fare della buona street photography si deve avere un approccio diretto, sentito, profondo... con la strada e, soprattutto, con le persone. Non c'è spazio per la paura.
Molte persone che si avvicinano alla street vivono questa situazione, è innegabile: tutti abbiamo avuto paura di come può reagire qualcuno quando decidiamo di scattargli una foto per strada, quando gli puntiamo addosso la nostra macchina fotografica!
Se non si affronta e non si supera questa paura, però, non si può pretendere di diventare un buono e solido street photographer!

Butcher...
Butcher... - ©Thomas Leuthard

Continuando a riproporvi le idee di Thomas Leuthard, mi premeva soffermarmi su questo punto. Nel districarsi in questo spinoso argomento, come abbiamo visto, ci da un semplice quanto importante consiglio.

Bisogna cambiare approccio!
Non bisogna preoccuparsi di come reagirà la gente nel vederci scattare.
L'unica cosa che uno street photographer deve fare è vedere la scena, vedere qualcuno e chiedersi: “Come posso fare per scattare bene questa fotografia?”
Qualsiasi altro pensiero non aiuterà a portare a casa un buono scatto e disturberà, inevitabilmente, tutto il processo creativo che è alla base.

Certamente non sarà facile, come non è mai facile affrontare una qualsiasi fobia. Ma chi ha intenzione di migliorarsi deve farlo!

Secondo Thomas è tutta una questione di pratica. Basta abituarsi all'idea che il 90% delle persone non si preoccupa del fatto che gli stiamo scattando una fotografia e, di sicuro, nessuno di loro ci colpirà mai con un pugno o ci distruggerà la macchina fotografica, dopo che abbiamo rubato uno scatto, anche se minaccia di farlo.

Il consiglio di Thomas è quello di provare a scattare come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se stessimo facendo una foto ad un nostro caro amico... senza pensare che stiamo facendo qualcosa di male. Questo è il primo pensiero che dobbiamo eliminare.

Ovviamente non si può pretendere di superare la nostra paura in un solo giorno. Andrà via pian piano, con il passare del tempo. E' per questo che c'è bisogno di accumulare esperienza e, insieme a questa, acquisire tutte le sensazioni che la strada ci regala.

Dunque bisogna continuare a provare... cercando di allontanare la paura che è la principale causa di scatti non riusciti.
Senza la paura si è maggiormente rilassati nell'approccio alla strada e ci si può concentrare maggiormente sulla composizione, sul proprio modo di fare fotografia.
Questo ci consentirà di portare a casa un maggior numero di belle fotografie e ci renderà dei migliori street photographer.

Strangers...
Strangers... - ©Thomas Leuthard

Questo discorso, molto generale, è sicuramente importante per farci assimilare delle teorie fondamentali per poter produrre delle foto street di alto livello...ma, sicuramente, va modificato e rimodificato in base ad ognuno dei luoghi in cui ci apprestiamo a fare della street.
Ogni stato, ogni paese, ha una sua cultura, delle sue usanze, delle idee radicate nelle persone che lo vivono giornalmente... bisogna confrontarsi con queste, innanzitutto, e cambiare il proprio approccio in base anche al luogo in cui ci troviamo a scattare...senza mai mancare di rispetto a nessuno.

Sono convinto che ogni città (e quindi ogni strada) reagisca in maniera differente allo street photographer.
Parigi, Londra, New York... sono città aperte ad ogni cosa e nelle quali la gente vede il fotografo in maniera molto diversa e sicuramente più tollerante che altrove.
Qui da noi, in Italia, probabilmente il discorso è leggermente diverso.
E se, probabilmente, già in città come Milano o Roma è difficile riuscire a farsi "accettare" senza problemi come fotografi di strada... credo lo sia ancor di più nei piccoli centri... dove la paura delle persone, il timore che un fotografo possa violare la propria privacy (o sfruttare quegli scatti per chissà quale losco intento), è sicuramente moltiplicato all'inverosimile.
Non so... forse parlerò così perchè anche io sono ancora leggermente avvolto da quella paura di cui parlavamo sopra e che Thomas ci invita a superare assolutamente, ma trovo sul serio ci siano notevoli differenze tra luoghi e luoghi.

Sono molto curioso di sapere voi cosa ne pensate.
Qual'è il vostro approccio alla strada? Come vi comportate per riuscire a rubare uno scatto o ad immortalare una scena che avete visto?
Portate senza problemi la fotocamera all'occhio per rubare un ritratto a qualche sconosciuto?
Pensate anche voi che, in alcuni luoghi del mondo, sia più facile (o più difficile) la vita per uno street photographer?

Lasciatemi qualche commento qui sotto... sono sicuro che possa nascerne un'interessante dibattito.
E, se vi va, condividete...magari qualche vostro amico che ha questa passione potrebbe pensare che sia arrivato il momento di dire la sua! :D

Grazie a tutti.

[Vi consiglio di visitare il sito www.85mm.ch nel quale, oltre a favolose fotografie, potrete trovare gli ebook di Thomas Leuthard, scaricabili gratuitamente, sui quali sono trattati questi (e molti altri) argomenti riguardanti la streetphotography]



domenica 17 giugno 2012

Viaggio Notturno... (dal set .::ROME::.)

Ultimamente sto avendo un'attrazione particolare per i riflessi. Vetri, specchi, pozzanghere... qualsiasi superficie rifletta un'immagine, attira inevitabilmente la mia attenzione...e la mia voglia di fotografare.
Non so per quale motivo... forse perchè ho avuto modo di vedere così tante immagini di riflessi talmente belle che la mia voglia di riuscire a produrne qualcuna altrettanto notevole è cresciuta a dismisura.
Purtroppo, non sempre riesco ad immortalare quello che vorrei... come lo immagino.
In qualche caso, invece, mi stupisco di vedere riuscita una mia fotografia.

Quella che vi propongo qui in basso è una foto rubata durante un viaggio notturno in treno (verso Roma). Stava albeggiando... ed ero quasi giunto a destinazione...
Il viaggio l'ho trascorso tutto nel corridoio del treno, quasi senza riuscire a sedermi.
Nonostante l'ora c'era uno strano via vai che mi ha impedito di riuscire a scattare tante foto.
Nella cuccetta c'era una signora anziana... sicuramente stanchissima... che si era addormentata poggiando la testa contro il vetro.
La timida luce del sole nascente creava un bel riflesso su quelle pareti trasparenti e disegnava delicatamente il volto dormiente della signora. La velocità del treno sfumava in un modo molto piacevole il paesaggio fuori dal finestrino.
Non ho pensato molto. Ho solo scattato.

Spero vi piaccia.

Viaggio Notturno [Night Journey]

domenica 3 giugno 2012

.::ROME::. - La passeggiata continua...


Lo scorso lunedì notte sono partito per Roma. Il piano era quello di andare a trovare un caro amico scultore che lavora nella capitale, passare un po' di tempo con lui, suo fratello un'altro amico d'infanzia, fare qualche lunga passeggiata per le strade di Roma (con conseguenti fotografie) ed andare, finalmente, a vedere la mostra di Salvador Dalì.
La attendevo da tempo... avevo una voglia matta di immergermi nella sua idea di surrealismo, osservandone da vicino le tele, i lavori... aspettavo questo momento con ansia da più di un mese.
Alla fine, per una serie di motivi, di fotografie ne ho scattate (ancora una volta) veramente poche.
Questo capita perchè, quando sono a Roma da Michele (il mio caro amico), è così tanta la voglia di andare in giro, di guardare, di osservare... che non ci sono poi così tanti momenti per soffermarsi a scattare foto.
Alla mostra di Dalì, però, siamo andati... ed è stato uno spettacolo.
Devo essere sincero, un po' ne sono rimasto deluso...
Non per la qualità delle tele o delle opere esposte (anzi!!!) ma per la quantità di quadri che c'erano!
La maggior parte della mostra era incentrata su schizzetti, disegni preparatori, tavole per illustrazioni, fotografie del maestro... ma le tele (quelle che io attendevo con ansia), i quadri più famosi... quelli erano veramente pochi.
Certo, fermarsi davanti ad una delle opere di Dalì è pur sempre un'esperienza unica: si rimane esterrefatti dalla precisione e dalla pulizia dei sui quadri! Si rimane a bocca aperta nell'osservare quanti particolari, anche minuscoli, il maestro riuscisse a rendere con grandissima precisione! E' sensazionale.
Ma proprio perchè così belli, una voltà lì vorresti vederne sempre di più!
In realtà l'opera di Dalì non è fatta solo di tele (ed è anche forse per questo che nell'esposizione al Vittoriano c'era un po' di tutto). Il maestro catalano può essere definito, a ragione, un artista a 360°!
Nella sua opera c'è la pittura, come la scultura, come il cinema... Sfruttava al massimo i mass-media, sapeva come far parlare di se...era un artista capace di vendere la sua immagine, prima ancora dei suoi quadri.
Nella mostra di Roma, probabilmente, era proprio questo lato del genio Dalì che voleva essere presentato.
E poi c'è la questione che l'intero iter all'interno dell'esposizione era scandito dal continuo rapporto tra Dalì e l'Italia... dunque le opere presentate avevano sempre a che fare col nostro paese: una volta perchè realizzate qui, una volta perchè ispirate ai grandi maestri della nostra arte, un'altra volta perchè in collaborazione con qualche artista italiano suo contemporaneo o con qualche grande marchio (o griffe) tricolore.
E' stata di sicuro una bella mostra...
Avrà lasciato un po' d'amaro in bocca, forse questo si... ma ne è valsa sicuramente la pena.

Le mie passeggiate romane sono, purtroppo, durate solo un paio di giorni... ed io sono riuscito a portare a casa solo pochissimi scatti...
Sento veramente tanto la mancanza di una bella uscita fotografica!
Spero di potermi rifare al più presto!
Vi lascio sotto le foto migliori che ho portato a casa... spero vi piacciano!

Indifferenza

Ascensus

Via Magnanapoli

La Fontana

Ultimamente sono particolarmente attratto da queste alte luci radenti che disegnano i contorni e le sagome delle persone...
Chissà voi cosa ne pensate! ;)

lunedì 21 maggio 2012

iPhone e Street Photography ... abbinamento riuscito?

"Paesaggi Lucani" - iPhone 4 + Noir

Nell'ultimo periodo (come succede da un po' ormai... sigh...) mi sta capitando di scattare molto molto poco per puro "piacere"!
Le soddisfazioni, diciamo così, non mancano... questo no... Ma tutti gli scatti che sto realizzando (e soprattutto post-producendo) nell'ultimo periodo sono legati sempre ad un qualche progetto da portare a termine.
Chiamiamolo "lavoro" se volete... (anche se non sarebbe proprio il termine più appropriato)...
In ogni caso, viene a mancare quella ricerca artistica, creativa, che per me è alla base di tutto... che, comunque, a mio modo di vedere, resta FONDAMENTALE!

Uno dei genere che prediligo, oltre alla ritrattistica, è la street photography (credo l'abbiate capito :D ).
Beh...ultimamente anche fare una semplice passeggiata ed abbinarci qualche scatto è diventato praticamente impossibile.
E la cosa mi manca!

Porto sempre con me la mia macchina fotografica... non potrei uscire senza... ma, in ogni caso, sono rarissime le occasioni in cui decido di tirarla fuori.
Probabilmente perchè ritengo che ci debba essere una sorta di "preparazione psicologica" all'atto fotografico, prima di scattare... o che comunque ci sia bisogno costantemente di "ispirazione" per riuscire a tirare fuori buone fotografie.
Scattare per caso è divertente, ma spesso non fa ottenere i risultati che si sperano.
E' vero, l'attimo va colto... bisogna essere anche bravi in questo (e anche fortunati)... ma io sono convinto che dietro ogni grande foto (dietro ogni foto capace di lasciare il segno) ci debba essere anche una buona preparazione.
Con questo non sto insinuando che le belle foto sono "costruite", anzi! La Street vive soprattutto di casualità, di bravura nel cogliere l'istante, di spontaneità e di improvvisazione...
Quello che voglio dire è che un bravo fotografo deve essere predisposto, concentrato, prima di scattare con la pretesa di portare a casa scatti di livello.
E poi... bisogna saper aspettare, sapere entrare nella scena... e durante una semplice passeggiata, non sempre possiamo permettercelo.

Visto che quella di realizzare fotografie, di fermare degli attimi, per me (come credo per molti appassionati) è diventata praticamente un'esigenza... ho deciso, nei giorni scorsi, di continuare a scattare comunque... senza prendermi troppo sul serio.
E di vedere, magari con occhi meno critici, cosa sarei stato in grado di portare a casa.

In questo mi ha aiutato tanto il mio iPhone.
Un cellulare (anche se, probabilmente, come dicono gli Apple addicted, definirlo un cellulare sarebbe limitativo :P ) che permette di scattare foto con una discreta qualità e di post-produrle (con ottimi risultati) direttamente dal suo schermo.
Potrei definirlo "il pretesto" che mi ha convinto a scattare un po' così... senza quell' "ansia da prestazione"... per il puro piacere di fare fotografia.

Dopo qualche giorno di uso continuo ( e di conseguente crollo della batteria :D ) posso dire di essermi definitivamente innamorato di questo aggeggio... e, soprattutto, del suo modo di farmi vivere il momento fotografico.
Senza ansie, con la discrezione sufficiente a farmi avvicinare anche più del dovuto ai soggetti che voglio immortalare, con la qualità di una buona macchina fotografica compatta (o forse anche di più) e con tutto il divertimento che c'è nel post-produrre le proprie foto con attenzione ma senza troppi patemi d'animo.

iPhone e Street... il binomio (quasi) perfetto.

Quello che faccio, generalmente, iDevice alla mano, è scattare con l'app nativa una fotografia e poi trasformarla in bianco e nero con un'app che mi ha veramente stregato - NOIR .
Qualche volta, quando non sono convinto dell'eccessiva profondità di campo, poi, uso anche iDOF che mi consente di realizzare uno sfocato sufficientemente vicino a quello "naturale" o, comunque, assolutamente non brutto da vedere.
I risultati non saranno paragonabili a quelli di fotografie scattate con una LEICA o, semplicemente, con una buona reflex... ma le foto che vengono fuori sono niente male. E poi il divertimento è assicurato!

Ci sarebbero centinaia di cose da scrivere su quest'argomento che, tra l'altro, mi appassiona particolarmente... ma voglio lasciarvi più semplicemente alle immagini... sperando che possano essere di vostro gradimento.

Ditemi la vostra. Fatemi sapere cosa ne pensate.
L'argomento Fotografia/iPhone (o fotografia/smartphone) è abbastanza spinoso e ci sono centinaia di posizioni discordanti. Sono proprio curioso di conoscere anche altri punti di vista.

Sia chiaro... non sostituirei mai per TUTTE le mie foto, le mie macchine fotografiche (digitali o a pellicola) con un iPhone... ma per certe cose, soprattutto quando si hanno intenzioni meno "serie", penso che un dispositivo simile possa essere un fedele alleato per placare la "fame di fotografia" che ci assale.

Attendo i vostri commenti ;)

"Scolaresca in gelateria" - iPhone4 + Noir

"Arco di Traiano - Benevento" - iPhone4 + Noir

"Raffelone" - iPhone4 + Noir + iDOF

"Piccolo Senza Nome" - iPhone4 + Noir + iDOF

martedì 3 aprile 2012

.::ROME::.

La mia piccola parentesi capitolina non è stata molto fruttuosa, in quanto a foto.
Ho scattato poco (troppo preso dall'ammirare per l'ennesima volta le bellezze di quella città meravigliosa) e quel poco, ad essere sincero, non mi ha nemmeno pienamente convinto!
Sono riuscito a salvare (dalla mia taglientissima critica) questi tre scatti che, in un certo senso, farebbero parte di una certa idea che mi era balenata per la mente e che (purtroppo) non sono riuscito a realizzare.
Ma questo, per me, è solo un'altro buon motivo per poter ritornare (spero al più presto) a Roma...a mio parere, la città più bella del mondo!
 In ognuno degli scatti che ho provato a realizzare, ho cercato sempre un connubio uomo/monumenti che (senza avere il tempo di poter "vivere" la strada) è molto difficile da trovare.
Questo è quel (poco) che ne è venuto fuori!
Spero che le foto vi piacciano.

SOL INVICTUS
Sol Invictus

Il Colosseo (in origine Anfiteatro Flavio) è considerato il simbolo di Roma.
La sua costruzione fu iniziata nel 72 d.C. , sotto l'imperatore Vespasiano, e fu inaugurato da Tito nell'80 d.C.
Il nome "Colosseo" (che deriva dalla vicina statua del Colosso del Dio Sole) si diffuse solo nel medioevo.
Era usato per gli spettacoli dei gladiatori ed altre manifestazioni pubbliche. E' uno dei più bei monumenti del mondo.
 Ogni pietra, nella città eterna, è ricca di storia...
Il Colosseo rappresenta la sublimazione di questo concetto.

  « Quamdiu stabit Colyseus stabit et Roma; cum cadet Colyseus cadet et Roma; cum cadet Roma cadet et mundus. »
(« Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo. »)


INQUISIZIONE
Inquisizione


Giordano Bruno è stato un filosofo, scrittore e frate italiano.
Per le sue teorie innovative, considerate eretiche, fu condannato dall'inquisizione romana.
L'8 febbraio del 1600 fu costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza di condanna a morte per rogo.
Il 17 febbraio dello stesso anno fu condotto in piazza Campo de' Fiori, denudato, legato ad un palo e arso vivo. Le sue ceneri furono gettate nel Tevere.
Il 9 giugno 1889, proprio in quella piazza, venne inaugurato un monumento in suo onore, opera dello scultore romano Ettore Ferrari.

«Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam»
(«Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla»)


VACANZE ROMANE
Vacanze Romane

Piazza Navona è una delle più celebri piazze di Roma.
Ai tempi dell'antica Roma, era lo Stadio di Domiziano, costruito nell'85 d.C.
Il nome della piazza, originariamente, era "in Agone" (dal greco "agones" - giochi) poichè lo stadio era usato solo per le gare di atletica.
Ancor oggi, Piazza Navona è considerata l'orgoglio della Roma Barocca: conserva al suo interno opere architettoniche e scultoree di maestri come Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona.
Piazza Navona è una delle tappe fondamentali per i turisti in visita alla capitale.

 «Se pò ffregà Ppiazza-Navona mia
E dde San Pietro e dde Piazza-de-Spaggna. 
Cuesta nun è una piazza, è una campaggna, 
Un treàto, una fiera, un'allegria.»

PASSEGGIATE ROMANE
Passeggiate Romane


Il Teatro di Marcello è un teatro di Roma antica, parzialmente conservato, che si trova nella zona tra il fiume Tevere ed il Campidoglio.
Rappresenta uno dei più antichi edifici per spettacolo romani, giunti fino a noi.
Poteva ospitare dai 15.000 fino ai 20.000 spettatori.
Il teatro fu riutilizzato in epoca medievale e restaurato pian piano, fino a trasformarlo in un castello fortificato.


lunedì 12 marzo 2012

.::I'Treppier'::. - Vietri sul Mare (SA) 08/12/2011

Mi stupisco.
Ho notato solo ora, dopo tanto tempo, di non aver mai inserito il mio reportage sulla processione dei "Treppier" sul mio blog.
Anche se, ormai, le festività natalizie sono passate da un po'... ci tengo a pubblicarlo... e magari fare un salto nel passato, a qualche mese fa!

A Vietri sul Mare, uno dei meravigliosi paesini della Costiera Amalfitana, ogni anno, tra il 7 e l'8 dicembre, si festeggia la vigilia dell'Immacolata Concezione.
E' una festa ricca di tradizione alla quale gli abitanti sono particolarmente legati e che, da tempo ormai, attira fedeli e curiosi un po' dappertutto.
Con il passare degli anni, nonostante i numerosi cambiamenti, continua a non venir meno la fede e la devozione che contraddistingue gli abitanti di questo piccolo paese costiero.
A Marina di Vietri la festa dell'Immacolata è vissuta in maniera molto più particolare che altrove. Non le solite funzioni eucaristiche, ma una processione che si snoda attraverso i vicoli del piccolo centro, in piena notte, portando la statua dell'Immacolata fino in riva al mare... l'elemento centrale nella vita di ogni abitante della costiera.
Storicamente paese di pescatori, Vietri ha un legame particolare con il mare e ancor oggi, in un tempo in cui tutti i giovani tendono ad emigrare per cercare fortuna altrove, la fede e la devozione per la Madonna continuano ad intrecciarsi con l'enorme rispetto che i vietresi hanno per le acque che bagnano la costiera; quelle che, in tempi ormai lontani, erano probabilmente la principale fonte di sostentamento e guadagno per chiunque nascesse in quelle zone.
Durante il suo percorso la statua della Madonna, accompagnata da un lungo seguito di fedeli, passa davanti a giganteschi falò ('i treppier - detti così perchè costruiti su una base a tre piedi), posizionati in punti strategici della cittadina.
Questi ultimi vengono accesi al passaggio della statua, con tecniche particolari tramandate di padre in figlio da anni ed anni. Per ogni ragazzino di Vietri, imparare ad innalzare (nei mesi precedenti la festa) ed incendiare un "Treppier'" è un percorso obbligato che segna, in un certo senso, anche la sua entrata nella società.

La tradizione narra che le donne di questi paesi accendessero i falò per i mariti che stavano in mare a pescare: a quei tempi, accendere un fuoco, era l'unico mezzo disponibile per far vedere la via di casa.
L'usanza, tramandata nei secoli, avrà subito qualche inevitabile trasformazione e, ad oggi, è molto probabile che l'intreccio di devozione e tradizione abbia fatto in modo che questi falò cambiassero la loro funzione principale, trasformandosi da luci "segnaletiche" a luci "spirituali".
In tempi più moderni, dunque, i fedeli hanno cominciato ad accendere 'i treppier' per far si che le strade percorse dalla Madonna, quei vicoli piccoli e bui, fossero sempre illuminate...

#Cover
['I Treppier'] Cover

['i Treppier'] #08

['i Treppier'] #04

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['i Treppier'] #07

['i Treppier'] #07

['i Treppier'] #09 || EXPLORE

['i Treppier'] #11 || EXPLORE

['i Treppier'] #12

['I Treppier'] #01 || EXPLORE

['i Treppier'] #10


giovedì 23 febbraio 2012

Monday || "Sogno la mia Africa..."

Monday || Portrait - Eboli (SA) Italy

Non molto tempo fa decisi di cimentarmi in una tecnica molto affascinante che avevo "scoperto" spulciando alcuni album di Flickr.
Uno dei fotografi che seguo con ammirazione ha ideato questa tecnica, quella del Trittico, che mi ha colpito particolarmente e che mi ha lasciato talmente estasiato da portarmi alla conclusione che avrei dovuto assolutamente provare a realizzare qualcosa di simile.
Mi sono messo all'opera, inizialmente, un po' per scherzo... poi, però, l'impegno è diventato qualcosa di vero... di serio (o quasi).

So di avervi già parlato di questa cosa, ma ci tengo a fare quest'anticipazione, ogni volta, proprio per dissipare ogni dubbio a riguardo: il merito di questa deliziosa "invenzione" non è mio. E' di Adde Adesokan, conosciuto come theblackstar su Flickr, un fotografo di grande talento, che ammiro profondamente.
Quello che ho fatto io è stato solo provare a interpretare personalmente la sua tecnica.
Niente più.

Qualche tempo fa, davanti al solito bar, ho avuto la fortuna di fare la conoscenza di un ragazzo straordinario (quello che vedete nel ritratto d'apertura).
Si avvicinò a noi ragazzi con la speranza che qualcuno potesse aiutarlo a mettere un pezzo di pane sotto ai denti. Non parlava l'italiano, solo l'inglese. "Perchè, in qualunque parte del mondo tu vada" - diceva -  "se parli inglese riesci a farti capire."
Il suo nome è Monday... "like Lunedì" - come ci ha tenuto a sottolineare!
Con me si è aperto. Mi ha raccontato della sua vita.
La sua storia è quella di tanti ragazzi che, come lui, sono costretti ad abbandonare il proprio paese di origine e che poi, sopraffatti dalla realtà, non riescono a trovare la tranquillità che cercano nemmeno altrove.

Avrei centinaia di parole da scrivere a riguardo. Ma preferisco non farlo.
Se siete curiosi e volete leggere qualcosa in più di questo mio nuovo amico... potete cliccare sul link che vi porta al mio Flickr e leggere la descrizione sotto il suo scatto.

Io, adesso, preferisco lasciarvi alle parole di un'altro mio buon amico, Martino, che me le ha dedicate (estrapolandole da un testo che sta scrivendo - che non vedo l'ora di leggere per intero) subito dopo aver visto la mia fotografia.
Anche Martino è una persona straordinaria.
Dedico a lui e Monday (per quanto possa valere) questo mio piccolo post.
Sperando che tutto questo serva a sensibilizzare un po' di più noi tutti!

• SCAPPARE DAL CONTINENTE BIANCO •
Ho avuto un sogno e l’ho perso. 
Un sogno di speranza, un viaggio, un lavoro tranquillo, una dignità agognata, una folle passione di ricercare un’altra vita, di non ritrovarmi più ai margini del mondo.
Ho avuto un sogno e l’ho perso: l’Italia.
L’emozione della partenza e la paura dell’arrivo, la solitudine, la mia Africa ormai lontana e questa terra straniera già così vicina. 
Gente sconosciuta intorno, così diversa dai miei fratelli, dalla mia gente lontana.
L’occidente tanto sognato da bambino, così misterioso e pieno di opportunità, di colpo mi è apparso senza veli, con la vera faccia che gli appartiene.
La gente d’occidente non si arrampica sulle nuvole, non passeggia sui venti; non ha diadema sulla fronte.
I loro occhi non sono né dolci né penetranti, in alcuni, addirittura, non si può leggere nessuna storia.
SONO UNA MASSA CONFUSA DI SOGNI MORTI PER META’ E I RESTI DI UN DIMENTICATO DELIRIO!
Mi guardano come un diverso, alle loro viste il diverso son io.
Loro! Con le loro pelli opache e le loro menti troppo bianche per poterle capire.
IN ITALIA LA GENTE CREDE DI AVERE TUTTO E NON SI ACCORGE DI AVER PERSO TUTTO!
La mia non è rabbia per i pomodori raccolti, per le arance portate sulle spalle lungo la statale di Rosarno, per il lavoro sotto il sole cocente, senza acqua, per le 2 euro all’ora che mi danno.
La mia è la rabbia di vedere tutti coloro che non capiscono di poter avere tutto ed invece si accontentano della pochezza delle loro occidentalizzate vite.
Vogliono sempre di più, cercando il nulla.
Il mio è il rimorso per quelli che sono venuti prima e che adesso non possono tornare indietro.
Il sogno alla rovescia.
Un altro sogno perso, il sogno d’Africa.
DOVE TUTTO È POCO, MA È TUTTO!
Dove i potenti TAMBURI di tempi antichi scandiscono il passare delle ere, dei momenti.
Dove ogni cosa è spinta dalla stessa anima e così scopri di discendere dall’Universo.
Dove tutti gli esseri sono fratelli, dove la musica si traduce nei suoni della natura, dove la stagione delle piogge è festa grande, dove essere uomini e donne del mondo è un orgoglio.
Così sento i miei antenati grazie ai ruggiti del vento e mi rivedo bambino a correre a pieni nudi.
Nel mondo d’occidente, invece, tutti recitano una parte.
Si svegliano più incazzati e stanchi di quando sono andati a dormire e recitano: recitano la parte dell’artista, del ragazzo incannato, di quello impegnato, dell’anticonformista.
Recitano la parte dello stressato padre di famiglia, del donnaiolo, del prete panciuto, dell’ateo incallito, dell’agnostico convertito.
È tutto un recitare di sfoghi, di mediocri passioni, di rivincite assurde.
Così, mentre vendo oggetti sulla spiaggia che io non vorrei nemmeno regalati, tra sfottenti e puerili creature che giocano al divertimento forzato, guardo il mare, e sogno, nuovamente, di tornare indietro.
Sogno la mia Africa, la mia gente.
Sento i Tamburi richiamare il mio essere, sento i profumi che ho lasciato, i colori vivi della mia vera esistenza. Me ne sono accorto solo ora, in questa terra di colori sbiaditi, di quanto sia cattivo ed inutile il mondo d’occidente.
Domani partirò emozionato, questa volta non avrò paura al mio arrivo, mentre i miei spiriti mi implorano di andare, di scappare da questa terra di plastica e cartone, DI SALVARMI DA TUTTO CIO’ CHE NON SIA AFRICA!

Martino Varano


Monday || Triptych - Eboli (SA) Italy

venerdì 30 dicembre 2011

.::DOGS::. - Nameless #4

Ogni giorno, in ogni strada che percorro, mi capita di incontrare un cane.
E questo vuole essere il mio modo per regalare un tributo alla loro favolosa gioia, alla loro meravigliosa felicità ed al loro incredibile modo di amare incondizionatamente!

L'idea è nata un po' così, per caso. Senza pretese.
Pian piano, però, si è fatta sempre più interessante e ho capito di provare davvero piacere a poter inquadrare questi cuccioli e a scattarne dei ritratti.
Ho cominciato con il mio iPhone. Continuerò anche con la fotocamera...
L'importante, adesso, è poter incorniciare quei bei musetti.

- Chi è questo senzanome?

Incontro questo cane molto spesso, dalle parti di casa mia. E' una femminuccia.
Probabilmente ha un bel po' di problemi a socializzare con le persone...è spaventata da tutti.
Ogni volta che provo ad avvicinarmi a lei, si agita e prova a scappare.
Evidentemente, il suo padrone non sta facendo affatto un buon lavoro!
Oggi, sono riuscito a rubarle questo ritratto...


Nameless #4

.::WORD on the STREET::. - Salerno

"Word on the Street" è un modo di dire inglese che corrisponde al nostri "si dice che...", "pare che...", "si vocifera che...". Probabilmente, si usa proprio perchè fa riferimento alle mille voci che si susseguono per strada.


"The best camera is the one that is with you..."
- Chase Jarvis

"Word on the Street" - Intro

Looking for Home - Salerno (SA) Italy

Fast Walk - Salerno (SA) Italy

The Cobbler - Salerno (SA) Italy

Great Effort - Salerno (SA) Italy

Chestnuts - Salerno (SA) Italy

The Hawker - Salerno (SA) Italy

Tribal Sounds - Salerno (SA) Italy

Undecided - Salerno (SA) Italy